la corruzione della socialità

sandro chia, ossa cassa fossa 1978

non voglio stare calmo.

se contengo e ammortizzo mi si disfano i connotati, si brutalizzano dall’interno, decomposto e gonfio come un cadavere nell’acqua.

potrei, nessuna scriminante che giustifichi la perdita di controllo, ma non voglio.

perchè mi si cambia il nome - se resto calmo - divento calpestabile, assumo l’identità e la rispettabilità di un lastrico stradale.

non ci sono risatine nel giro di diversi metri intorno a me, quando non sono calmo, né la gente mi si rivolge cogli occhi svogliati e la presunzione di potermi ignorare come fossi uno stronzo qualsiasi, controllabile, sottovalutabile. mi piace il silenzio, mi piace poter distinguere lo schiocco della mia mascella nel serrarla nei lunghissimi istanti già capaci di far presagire tutta la mia mancanza di calma. mi piacciono i gesti raccolti come per non dar fastidio di chi si ritrova a passarmi vicino, la voce trattenuta, pure le acrobazie per diminuire le occasioni di dover avere a che fare con me.

pare non ci siano vie di mezzo e forse neppure mi interessano.

perchè non mi si vuol bene - se me ne si volesse verrei trattato con cura anche se mi lasciassi gentile e non aggressivo - e allora che alternative restano, la derisione in quanto docile? il rispetto tributato al furioso.

mi piace dire che ho un cattivo carattere, dà una bella impressione di personalità. non è neppure così difficile ottenerlo, basta legarsi ad un palo, non nutrirsi, picchiarsi, riportando alla memoria le umiliazioni subite quando si è ceduto a mostrarsi indifeso e sincero e non concedere scuse.

ho un cattivo carattere e non ci rinuncio, ci resto aggrappato con forza, vista tutta la fatica fatta per ottenerlo. 

non voglio essere calmo. perchè voglio essere qualcosa e non ho altro. 

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