l’ingrediente nascosto
Posted by Stee | Filed under blog

è cominciato con un appannamento degli occhi - le solite lenti che si seccano, penso, strabuzzando i globi oculari, spendo i milioni per i modelli ultra extra lubrificate e poi pare comunque di infilarsi la sabbia rossa del deserto. l’incastro di voci e musica sembra allungarsi, a dire il vero, perdendo qualche battuta di ritmo, e prendo ad avvertire l’opportunità di sedermi. il bicchiere è già vuoto a metà, tocco chiaramente il ghiaccio con le labbra bevendo. quando il senso di vertigine mi colma fino alla testa, la prima, l’unica parola che per pulisione riesco ad associare alla situazione è roipnol.
ora.
ad evidente discarico di questa granitica accusa stavano: la franca fiducia nei confronti del barman; l’assenza di vuoti di controllo del bicchiere nel passaggio dalle falangi di quello e le dita di chi mi aveva sporto il bicchiere; la ridicolaggine anche solo a valutare di pensare di dare forma a qualche lato sospetto nei confronti di questo ultimo (con cui abitualmente condivido già il letto e coerenti parti anatomiche, oltre che spazi esistenziali di solido peso); e poi un san simone… dai, drogare un san simone è di una tristezza rara, appena peggio c’è giusto un analcolico alla frutta.
ma ciò nonostante non mi do altra spiegazione. la mia logica di puro acciaio temperato.
lo stato psico fisico ormai barcolla e io appresso, scende l’equilibrio e monta la nausea. quando sto male ho sempre le scarpe nuove e alte e un abbigliamento implacabile nel caso debba cadere a terra, atto spietatamente ad amplificare l’imbarazzo.
siccome la forma comunque supera la sostanza e una signora resta una signora anche a due passi dall’impalamento, bisbiglio al latore del bicchiere che forse sarebbe opportuno cominciare a valutare di tornare a casa perchè non è che mi senta proprio benissimo. pronuncio le consonanti battendo le dentali e trattenendo nel contempo il vomito. l’altro, ovvimente, va al bagno.
la situazione slavina verso l’irreversibile. è chiaramente roipnol, il motore di ricerca del cervello mi ha evidenziato dalla memoria tutte le cronache degli episodi di violenza di cui ho letto facendo un serrato elenco dei sintomi, la corripondenza coincide in maniera lacrimevole.
certo.
la situazione di confusione della mente - visivamente paragonabile alla redazione del tg alle spalle dell’anchorman di teatrale ansia prestazionale ma con più disordine, fogli volanti, gente che urla e corre a braccia alzate - non garantisce proprio rigore scientifico nella collazione tra stato di fatto in essere e schema riassuntivo degli effetti dell’assunzione della droga. che poi questi sintomi sono vertigini e nausea, non propriamente condizioni eccezionali.
però io resto indomita nella posizione, è indiscutibilmente roipnol.
ora, lo so che il primo dei comandamenti nel caso si abbia la percezione di essere stata drogata sia di non allontanarsi dagli amici - per inciso, corrispondevano a detta qualifica svariati avventori del locale, il proprietario del locale, la fidanzata del proprietario del locale, n. 1 cameriera, n. 1 barman, n. 1 venditore di rose, insomma una folla di entità assimilabile a quella dei pellegrini della sindone - però l’esigenza di respirare un po’ d’aria è più forte. poi stare in equilibrio sugli sgabelli alti in preda alle vertigini è impossibile. forse l’arredo dei locali è studiato per disincentivare la permanenza degli ubriachi. o, in subordine, per la loro terminazione.
esco e mi siedo su una decisamente più accomodante sedia messa accato ad un tavolino incredibilmente vuoto. trovare posto nel dehor a mezzanotte di venedì sera in primavera al quadrilatero si avvicina alla possibilità di imbattersi nel rinoceronte bianco in coda al bennet.
non va comunque meglio, ormai son prossima allo svenimento e sbocco - in ordine variabile - e nel mentre penso che quello è il momento in cui l’assalitore sopraggiungerà e pertanto devo tenermi pronta a vendere cara la pelle.
l’altro, lui è sempre in bagno.
voce che mi parla, mano che mi tocca la spalla. ecco il verme, ecco l’essere abbominevole, potrei neutralizzarlo schizzandogli vomito addosso, bastardo. certo, la stretta è un poco fragilina, anche molestata da uno sfigato. con la residua capacità motoria mi accorgo che è la cameriera nota di cui all’elenco che precede che mi domanda se mi senta bene - e no, davvero no - e se voglia un poco di acqua e zucchero. al massimo la rigetto, poi potrebbe diluire il tasso di concentrazione della droga, quindi accetto. mi rimetto in assetto antisommossa.
è vero che tento di mantenere un minimo di contegno, ma ormai ho la testa riversa nelle mani e la schiena gobba e i capelli a pioggia intorno (infondo la cameriera si è avveduta della condizione non proprio di garrula gaiezza). ma, per il fatto che riuscire a sedersi fuori dai locali sia attività impegnativa, evidentemente la mia prossimità alla morte non costituisce poi un gran deterrente a portare a termine la caccia alla sedia.
perchè c’è un altro contatto.
ecco, sta mano mi stringe la clavicola in maniera ferma, è lui, è il porco laido putrido violentatore. penso: gli urlo una malendizione sinti. penso: lo prendo a borsettate. si ripropone (in tutti i sensi) l’opzione vomito aggressivo.
l’altro, uscito dal bagno, pensa bene di chiamarmi al cellulare.
io sto raggranellando le forse per l’estrema pugna, non sono decisamente nelle condizioni di parlare, però magari la vibrazione del telefono amplificherà la forza devastatrice della borsa sul naso. ma non mi avrai, figlio di una cagna, sputerai sangue, prodotto di sfintere di ratto.
’scusa, le altre sedie sono libere?’
con un colore prossimo allo stracchino ammuffito - me lo sento chiaramente sulla faccia - guardo questo bell’esemplare di scarto evolutivo inguainato in una maglietta bianca stretta che si preoccupa solo che non stai seduta lì ad occupare il tavolo, valutando evidentemente di poterlo serenamente condividere con un cadavere, ehi raga ho trovato posto che culo.
basta, è troppo, decido di alzarmi ed andare incontro al mio destino di cattiva digestione - anche se magari l’attentatore, accortosi del fatto che fossi attorniata da conoscenti, si è spaventato e ha desistito - o reazione al freddo dell’amaro - sì vabbè ma scartare proprio l’ipotesi del roiplon, i sintomi c’erano tutti e suvvia sei una ragazza piacente - che in genere si limita al singhiozzo ma stavolta evidentemente è stato più molesto - guarda, non lo so, tu sei così convinta però a me il dubbio resta - e potrebbe stare ad indicare che magari è il caso di restare a casa, la sera, ogni tanto.
mi alzo, nel mentre il portatore di san simone torna sui suoi passi e mi sorregge, ma la nausea è un cecchino che getta il mirino e sta cercando un bersaglio. entro nella panineria immediatamente successiva ma anche qui soltanto altissimo sgabelli (da valutare di far girare una petizione per la loro abolizione), mi ci arrampico mentre il cuoco sorride chiedendomi a che gusto voglia il panino e questo non aiuta… poi, dimostrandosi così uomo di esperienza, capisce e mi balza vicino sguainando un sacchetto di plastica. ci faccio due conati secchi dentro, poi mi ritrascino per strada.
ad aggiungere un ulteriore tocco di inverosimiglianza un tizio con le braccia legate su una croce - una simpatica idea per festeggiare il suo addio al celibato (questo periodo, oltre ai pellegrini, la zona è riccamente infestata anche dalle boccaccesche trovate, tutte frizzanti ed originali, degli amici dei nubendi per allientare l’ultima notte da single) - viene sospinto ad urla dalla compagnia, che però si è persa, probabilmente l’infisso mi domanda anche una informazione stradale. ma accidenti non sono pronta a rispondere.
però, lentamente, va meglio. come se il livello del malessere scendesse, gradatamente, arrivo al portone di casa e sto quasi bene.
affondo nelle lenzuola mentre chi mi ha sorretto fino a quel momento mi allunga una camomilla. considero, per il fututo, l’opzione fascia di lana sullo stomaco anche se forse potrebbe difettare di accordo con gli stiletti e la scollatura.
n.b. il comitato mentale combattente militante si dissocia da questa ricostruzione, evidentemente volta a nascondere la verità dei fatti nella consueta ottica favorevole all’opera di disinformazione del popolo al fine di sottometterlo in una condizione di ignoranza, e sta procedendo ad una attenta analisi della vicenda al termine della quale seguiranno prese di posizione severe ed azioni dimostrative disturbatrici random.
2 Responses to “l’ingrediente nascosto”
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Salvo Says:
Maggio 26th, 2010 at 09:23E’ vero come l’irrealtà sia atrocemente reale , specie quando stai male. Spero che tu stia bene adesso. Un bacio.
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Sogni Says:
Giugno 2nd, 2010 at 22:59Accidenti, spero vada meglio. Ho latitato causa festival e continuero’ a latitare altri 15 gg. temo!