masticare a vuoto

camminare - puntellati dai tutori, tenuti insieme da cerotti antidolorifici, con un ritmo rotto innaturale, ma per andare dove? che neppure si vede, il lontano della direzione, è più un’ipotesi, un atto di fede che ci sia una destinazione, che sia rimasta ad aspettarci, che non ci sia premorta di vecchiaia.

insistere, agganciati alla vita colla dentiera, è proprio l’espressione più piena dell’insensato istinto di attaccamento al respiro dei vecchi, contrario ad ogni piano ragionamento di logica. resteranno solo le nocche rinsecchite come la gramigna incrostata sulle reti dei letti usate per ringhiere di demarcazione nell’orto dopo un incendio.

lecchiamo i blister invece delle mani dei preti che sporgono l’ostia solo per una diversa direzione dell’idolatria ma il bisogno di affidamento irresponsabile è il medesimo, avere un sostegno che ci consenta di continuare a strisciare - ma per andare dove?

e lo sputo di scherno dei ragazzini che ci passano vicino, a far combaciare  le loro espressioni con quelle che si possedeva è imbarazzante la coincidenza, è l’unica cosa veramente viva che ci ritroviamo addosso.

non sarebbe più decoroso fermarsi? se non hai più sangue ma polvere dentro non ti puoi permettere la bellezza della ferocia, l’unico cosmetico che abbia un senso è comporsi la faccia con la dignità dell’abbandono.

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