seduti sul bordo di un buco temporale
Posted by Stee | Filed under blog
‘ma che vuol dire che ti ha prestato la maglietta? gliel’hai vista addosso, gli hai detto che ti piaceva e se l’è tolta per dartela?’
l’aperitivo converge le genti a moltitudini come pochi catalizzatori sanno fare, le voci si arrampicano le une sulle altre come insetti che combattono per sopravvivere al sovraffollamento del pianeta, i tavolini sono sistemati in batteria per sfruttare ogni centimetro di dehors e manca tra ciascuno la distanza di sicurezza che consenta di creare un ambiente separato di conversazione.
‘la prossima volta ci vediamo a casa, così riusciamo a parlare’, plasma la sigaretta senza leccare il lembo di carta e scrive un messaggio a chi avrebbe, circa venti anni prima, avuto la brillante idea di dare un proprio indumento alla ex compagna di liceo che le siede adesso davanti.
un uomo con la faccia coperta di trucco bianco, vestito da uomo ottocentesco, vende se stesso facendo baciamano alle ragazze, cingalesi vendono rose, altri spade di plastica che a muoverle traducono il gesto in un sibilo elettronico, lo spazio tra le sedie è limitatissimo, gli avventori si stringono, si spostano per farli passare in una frenesia infinita come villi intestinali.
‘ma allora come è successo che vi siete messi insieme?’, si sgancia i capelli biondi da davanti agli occhi, non ha pace nel cercare un posto dove mettere la borsa e allunga l’accendino alla fumatrice che le sta accanto, mentre pensa che neppure l’età e la foga della vita e la frullatura dei punti di vista che ne consegue le hanno modificato l’opinione di puro odio disinteressato nei confronti di chi si ritrova davanti e ha avuto la bella pensata, tanto per non esimersi dall’essere al centro dell’attenzione neppure per un minuto, di rispondere alla notizia che si fossero innamorati lei - la fabbricatrice di sigarette - e lui, altro ex compagno di classe con la simpatica allusione di un tentativo di abboccamento da parte di lui nei propri confronti, dandole da indossare una maglia. circe naturalmente non aveva ceduto, una ammaliatrice casta.
‘ci siamo trovati a vivere affacciati nella stessa piazza e, del tutto casualmente, ad incontrarci frequentemente. a me già piaceva quando eravamo piccoli’ e abbassa le labbra a trattenere le parole un poco vergognandosi, mentre guarda il telefono per verificare se l’altro abbia dato riscontro alla richiesta di chiarimenti circa le vicende della maglia, ‘aggiungici che era pure fidanzato. insomma, lo raggiungo a parigi e mi bacia e…’ e la fine della frase si incolla agli uuuh delle altre tre in un continuo.
la quarta, la più silenziosa, ascolta e soppesa, sembra bastarle di essere lì, non ha necessità di avere il faro addosso - non l’ha mai avuta - tenta di smorzare l’evidente fastidio con cui la bionda reagisce al teatro di circe, ogni tanto infila l’input della conversazione gettando qualche moncone di ricordo comune usando un po’ troppo il tempo presente. è forse quella che meno ha sganciato lo stomaco dai tempi del liceo.
il cellulare della fumatrice si dibatte sommesso, lui, lontano e tirato in ballo, nega di aver mai prestato maglie. ma tanto circe sta già raccontando di orecchini smarriti tra cuscini del divano a casa di un tizio che ha appena visto - di cui ha appena visto il culo passare, considerato che non si è girato a salutarla - dall’altra parte della strada.
‘non mi considera perchè è offeso, siamo usciti una sera a cena’ e lascia ad intendere il resto che non c’è stato perchè lei non ha voluto.
sconvolgente, una donna sposata che flirta con altri, che bizzarra novità, pensa la bionda mentre gira il tavolo come il timone di una nave per consentire ai rispettivi gomiti di animarsi davanti ai piatti e riuscire a mangiare.
non è ancora sufficientemente primavera per dare l’idea che la sera non scenda mai più, ma abbastanza perchè si possa dondolare un poco sull’orlo tra il giorno e la notte. la cameriera filtra tra le sedie, porta via i bicchieri vuoti, rabbocca l’alcol.
i racconti mitologici sulle gesta erotiche funzionano meglio se ci si riferisce a soggetti che si sa non compariranno da lì a breve a togliere sentimento alla narrazione: un amico di circe si avvicina al tavolo - e il fatto che se ne allontani dopo poco per partecipare ad una riunione di condominio azzera definitivamente ogni sua possibile capacità attrattiva - e le altre tre si domandano come sia possibile pensare di farsi belle millantando di costituire l’oggetto del desiderio di un uomo così evidentemente brutto.
’scusatemi ma io dovrei andare a preparare la valigia, domani ho l’aereo per parigi nel pomeriggio e vado al lavoro portandomi già i bagagli’ dice la fumatrice, tutte si sganciano perchè costuiscono un organismo multicellulare e per consentirle di uscire devono alzarsi insieme.
con la sensazione inaspettata di essersi trovate tutto sommato bene insieme si salutano, la durata di ciascun abbraccio proporzionale all’effettivo piacere della compagnia partendo da un minimo sindacale di educazione. in bocca - la bocca attuale - l’impressione di masticare qualcosa di vecchio ma non troppo fedele all’originale, un’adolescenza rigurgitata per qualche istante.
One Response to “seduti sul bordo di un buco temporale”
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Sogni Says:
Aprile 24th, 2010 at 18:02Potrei digerire la mia adolescenza solo bevendomi uno spritz con il maalox