peripatetici casti

Marcel Broodthaers, The Visual Tower (La Tour Visuelle), 1966

la strada pedonale su cui affaccia casa mia è sempre, a prescindere dalla collocazione temporale sul calendario o sull’orologio, oggetto di calpestamento di instancabili camminatori.

quando dico sempre intendo l’avverbio temporale nel suo più gaudioso e pieno significato: anche la mattina alle quattro di un qualsiasi lunedì, anche in pieno agosto nel mentre che dardeggia di sbiego il sole ed infuria la serrata delle serrande, con qualsiasi epifania meteo, in coincidenza di festività strategiche che consentirebbero di ponteggiare in località che meglio si prestano alla balneazione o all’alpeggio, c’è sempre qualcuno che deambula.

quello che è inspiegabile, soprattutto relativamente al camminamento notturno - quello diurno, quando i negozi sono aperti (ma la chiusura non disincentiva, anzi) infondo si comprende - è che, tolta qualche gelateria che chiude improrogabilmente a mezzanotte, non ci sono locali, pub, cocktail bar, ristoranti, allocati invece in densità fittissima nella limitrofa zona della, appunto, movida.

la congiuntura astrale peggiore è l’attuale: le giornate che finalmente si concedono tiepide, l’aggressività del ministro delle politiche agricole che ha deciso di iniettare energia al mercato dei prodotti enogastronomici allestendo estemporanee ma frequentissime sagre a km zero (e dove le vuoi collocare? come ti sbagli…) e l’ubertosa ostensione nel vicino duomo.

ora immetersi in strada uscita dal portone è un’attività balistica di precisione, occorre infilarsi di sbiego e seguire il flusso fino alla prima incidentale per riappropriarsi della mobilità delle spalle, cercando di non annodare le caviglie nelle stracolle delle borse esposte a terra da imperturbabili venditori di colore, presidiando la cerniera della borsa - si sa, la folla è un concentrato di tasche ripiene e di mani intraprendenti - e puntando verso la direzione ambita. il complicato è fendere le comitive i cui componenti viaggiano compatti come se allontanarsi dei centimetri necessari per farti passare dal vagoncino umano che li precede comporterebbe l’immediata morte per dissoluzione dell’intero gruppo.

certo sto rispolverando il mio impreciso inglese per rispondere alle richieste improbabili di informazioni proferite nelle lingue più inspiegabili. e mi aggiorno sui progressi delle stampanti laser nella precisione nel confezionamento di ricordini al sapore di sindone esposti in sacrileghi banchetti articolati in pins, magliette, magneti da frigo.

la notte i camminanti talvolta urlano, si sa che l’alcol è più balsamico delle acciughe. mi tengono compagnia, mi consente di rilasciarmi al sonno più tranquilla la consapevolezza che il presidio deambulante non si concede sosta. 

One Response to “peripatetici casti”

  1. Sogni Says:
    Aprile 24th, 2010 at 17:58

    A quando l’ostensione del tuo blog? Potrei mettermi a vendere ricordini…

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