la città delle dentiere esuberanti*
Posted by Stee | Filed under blog

ci si tiene addosso il fuso orario sbagliato tutto il giorno nel caso di risveglio fuori dal premarcato della sveglia quotidiana. e per quanto ci si butti dentro caffè, pure delle bocche coordinate.
se dio ha infilato delle ruote sotto le valige un motivo ci sarà, e il motivo mi si solidifica nella striscia di persona sotto alla cinghia del borsone dopo qualche isolato nel mentre che ci incamminiamo verso l’auto venerdì all’alba, orario che mi ha consentito di vedere finalmente il lastricato di via garibaldi sgombro di suole. la programmazione radio del primo mattino segue il fuso di cui sopra.
attendiamo lo scollarsi dell’aereo con gesti apotropaici mentali mentre nessuna delle longilinee signorine alitalia mostra sul volto segni dell’articolazione ’sciopero’ confortandoci. riusciamo perfino a giungere a roma prima del tonfo di blocco delle circolazione dei treni, percorriamo i consueti chilometri che separano i terminal dalla stazione superando lavori in corso, scolaresche e gruppi di suore in gita (molto più rumorosi i secondi) e una percentuale schiacciante nel senso della rottura di nastri trasportatori e ci infiliamo sul regionale, con ciò guadagnando la somma di 3 mezzi di locomozione in poche ore.
l’albergo, nuova costruzione in zona ostiense, con vocazione artistica (quella che gli architetti con la sciarpa colorata a più giri e occhiali imbarazzanti definirebbe di ricerca), ci accoglie nella declinazione del verde della stanza. il colore, come la linearità del soffitto, è accarticciato verso l’interno nella parte vicina alla finestra, da cui entra il cielo, dipinto con le nuvole.
sfidando il livido preannunciante pioggia nonchè lo sciopero dei trasporti (e la serafica insapienza dell’addetto alla reception dell’albergo il quale alla domanda di indicare un ristrorante nei pressi dove andare a mangiare a pranzo non ha saputo consigliare di meglio di una non meglio definita pizzeria napoletana al colosseo) andiamo a trastevere a fare un giro. la pesante militarizzazione della zona in un primo momento ci ha scosso i menti perplessi in una prefica di critica in ordine alla direzione preoccupante che la città ha preso sotto la amministrazione di destra (questi comunisti prevenuti), fino a quando non ci siamo accorti di stare nel mezzo della manifestazione studentesca. un primo momento di nostalgia canaglia per gli anni che furono cede presto piede alla amara considerazione che certo che è facile fare i partecipativi e gli attivisti a roma, organizzare cortei sul lungotevere in festa è ben diverso rispetto a sfilare a busto arsizio. i ragazzini saltellano sulle note di caparezza. anche la musica mi sottolinea spietata la mia anagrafica.
poi alla fine piove davvero e con sentimento, l’ostessa con pupo in braccio scrive il conto del pranzo direttamente sulla tovaglia di carta (balena l’idea di arrotolarla e produrla al commercialista giusto per infastidirlo), aspettiamo l’asciutto in un bar bevendo fernet.
la sera è dedicata alla prima compagine di amici - in preponderanza numerica rispetto a quelli domestici e tanto dà da pensare - a cena in un ristorante che ha preso il posto di una fabbrica che produceva pasta in una zona della città prima omaggiata dalla presenza multiculturale (si legga ghetto di stranieri) e adesso rivenduta a tagli di loft a carissimo prezzo il mq per un mercato di giovani bene della sinistra borghese. rivedo il sempre acuto amico blogger sogni, conosco un altro ‘collega’ che manifestarà il giorno successivo tutta la propria strabordante sensibilità artistica nel corso della mostra di caravaggio e riabbraccio un’amica che ci presenta il fidanzato (sosia di casacci). cena piacevole quanto piacevoli sono i commensali. quindi, con la mia incapacità a reggere il freddo che detta l’agenda dei lavori, facciamo un giro in auto sgusciando tra il traffico con sosta romantica al gianicolo.
il sabato mattina è per la mostra, affollatissima. come anticipato, riceviamo in dote una guida personale dalla preparazione non solo evidentemente più consistente ma anche decisamente ricercata rispetto a quella degli insipi addetti. tanto è evidenziato dalla emorragia spontanea di ascoltatori dai gruppi intorno agli illustratori ufficiali a nostro vantaggio. mi sento tanto ignorante, ma poi mi passa (c’è il sole).
dopo aver dichiarato il contenuto costituito dai resti smoccolati di fazzoletti alla signorina del guardaroba come prova per riavere il cappotto nonostante lo smarrimento del numeretto, il gruppo va a mangiare. per un poco seguiamo fabio e l’amico per la città nel mentre che loro si incamminano verso la manifestazione che poi abbandoniamo a favore del letto dell’albergo. ignorante e superficiale.
durante la serata incontriamo altri amici, profughi torinesi trasferiti nel romano in cerca di gloria musicale. il programma prevede la migrazione verso una landa lontana - questa cosa di considerare blocchi distanti di agglomerato urbano come unica città mi lascia perplessa - rinvenuta solo grazie al navigatore per prendere posto in un locale dove ci avrebbero aspettato dei sodali loro.
circa la descrizione del ristorante basti dire che c’era l’animatore alla tastiere con opzione karaoke e zona tersicorea. abbiamo mangiato (sottaceti appena cavati dagli scaffali del supermercato e tentativi di carne alla griglia) mentre ci guardano magnanime alle pareti le foto del proprietario con delle pornodive.
la formazione prevede: tizio che pur non essendo architetto si adorna di sciarpone colorato e occhiali imbarazzanti che pasteggia bevendo la bustina di un preparato dimagrante, altro tizio con la scollatura più ampia di qualsiasi signora in sala (e le astanti non si facevano certo imbarazzare nè dalla decenza nè dall’età, sia chiaro) a mostrar virilità tricotica, e amico di entrambi di cui non ho capito la collocazione sul mercato con al braccio giovane donna la cui collocazione può apparire meno dubbiosa. per chiudere in eleganza siamo stati omaggiati con la visita a casa del petto ostentato, monolitico villone sulle colline. camino monumentale, iperfetazione di divani, richiami al ventennio, racconti di vita intensa, amari lucani (a roma ne fano uso smodato). sopraggiungono altre due signore, una delle quali nottetempo telefonista astrologa, quindi la figlia compitissima del padrone di casa, si fa una certa e ce ne andiamo.
il giorno successivo prendiamo il bus scoperto insieme a vigorose tedesche che rispondono all’aria gelida nonostante il sole mostrando gli avambracci, ci lasciamo toccare bene gli occhi lasciando in pace i piedi, poi mastichiamo bucatini e un superbo carciofo alla roma. e sbagliamo clamorosamente i tempi riducendoci a correre dentro termini incollandoci sul treno per fiumicino all’ultimo minuto utile. ripetiamo al contrario la serrata trafila di mezzi di trasporto e mi ritrovo in amorosi sensi con la lavatrice in drammatico arretrato.
ignorante, superficiale e pessima massaia.
*la porta del bagno di uno dei ristoranti visitati recava l’invito a non voler gettare nel cesso niente di diverso dalla carta igienica, neppure le dentiere.