karmameteo

August Strindberg, La notte della gelosia, 1893. Stoccolma

ah, svelare al pubblico disappunto la stratificazione delle piogge, dei residui degli eterni lavori di demolizione-ricostruzione e/o ripristino di qualche appartamento che convergono in cortile, delle mani appoggiate mancando gli stipiti delle porte finestre quando si esce in balcone a fumare, allontanando le tende dal vetro perchè non si vuol schermare neppure un poco questo redivivo sole e nel contempo, così precipitando l’effetto benefico della luce, scoprire che le caselline ‘prossimi giorni’ del meteo cittadino sono un campionario di cataclismi naturali. con puntigliosa predilezione per il sabatodomenica prossimo. tutto ciò quando, sull’onda emotiva di un inizio settimana che aveva concesso di sbucare fuori dalla caverna dismettendo le pelli di animali, si era già ipotecato il lieto tempo libero organizzando innocue gite, infantili pranzi lungo po in quel ristorante dove è stato inutile tornare da settembre per non provare dolore e tanto freddo.

è soprattutto lo stridore tra questo sole che lambisce le spalle, visibile tra le ditate, concreto e inutile sole del giovedì e quel nero viola (che pessimisti cosmici i grafici delle previsioni, che esagerati, che senzadio) incombente, ad offendere. svolta cromatica in peggioramento drammatico, dal momento che ieri, con riferimento sempre al fine settimana, era un grigio fumo elegante e il giorno prima uno sbarazzino tempo velato. presumibilmente domani comparirà la stilizzazione dell’arca.

qui bisogna essere arditi, qui bisogna gonfiare il sangue e raddrizzare gli sguardi e i nervi sciatici, occorre raccogliere le forze, baciare i bambini senza piangere mai e prendere la via che aspetta davanti alle scarpe e non girarsi indietro.

qui si deve chiamare il ristorante e chiedere se c’è posto nella sala interna.

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