sulla metrica di kerr

The Holy Family , Allan D'Arcangelo , 1980

il rettilineo con l’autostrada aperta come una bocca e molto cielo a gravare dando l’impressione di stare all’equatore per la linea bassa dell’orizzonte. in queste condizioni la chinetosi mi allenta la presa di sottomissione e riesco a godermi il ronzio monotono dei pneumatici. mi dedico alle faccende del lato passeggero, archivio il biglietto del pedaggio autostradale preparando per tempo le monete (o le banconote, a seconda della tratta), monto un frigobar utilizzando ogni pertugio atto a trattenere le bottogliette d’acqua e le lattine ma soprattutto rullo la radio alla maniera del calciobalilla.

le frequenze locali vanno assaggiate, durante i viaggi, altrimenti è come attraversare paesi stranieri incaponendosi a mangiare solo spaghetti e schifando a prescindere la cucina del posto. talvolta già i nomi delle stazioni sono lirici, poi le piccole emittenti sono immuni dall’appiattimento sonoro dei network che si spalmano sull’intera penisola sia sotto il profilo delle cadenze micidiali dei commentatori sia nella scelta musicale. in linea di massima dopo un poco ti crescono le spalline e ti si alza la vita dei pantaloni perchè è il tripudio delle canzoni dei tragici anni ‘80, ma soprattutto di quelle assolutamente non lambite dal revival ufficiale, con preponderante attenzione per la produzione patria. che uno si domanda come fossero quelle scartate dalle case discografiche.

accucciata sul sedile se le curve non rovinano l’equilibrio in movimento dello stomaco mi sento tranquilla.

appena dondolati dalla prevedibilità del ritmo - soprattutto se davanti non c’è nessuno che possa deliziarti, magari senza motivo, con brusche frenate - ci si dicono parole piccole, esiste una intimità naturale portata dal condividere uno spazio obbligato quasi appaiando le spalle. si abbassano le luci naturalmente, se si viaggia nel pomeriggio, ad un certo punto. e poi laggiù, sempre meno lontana, la città.

One Response to “sulla metrica di kerr”

  1. sogni Says:
    Dicembre 20th, 2009 at 14:15

    Interessante questa attenzione per il viaggio dal punto A al punto B che si mangia completamente quel che si trova all’arrivo (o alla partenza).

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