yin e caldo

Tano Festa

tengo le imposte delle finestre chiuse, nella stanza dove lavoro, per lasciare fuori i rumori degli operai che scaricano i materiali per la ristrutturazione dell’appartamento al piano superiore.

tengo i vetri della finestra della camera da letto socchiusi perchè attutiscano gli strilli e i pianti capricciosi della figlia o nipote all’incirca decenne di qualcuno del condominio che trascorre tutte le sere in cortile fino a che non se ne va a letto, richiamata con insistenza e volume crescente.

quando si spalma il caldo, quello solido del dopopranzo, si inchioda il silenzio. solo che è insensato aprire le finestre, allora, perchè insieme allo zitto entrerebbero anche gradi centigradi a manciate piene.

l’anelito di fresco e la calma dai rumori si ritrovano incollati per i piedi. compresenti solo quando sdraiati, la notte, per qualche istante.