sassi e memoria

Vladimir Kush, Anticipation of night's shelter

mica ce ne si accorge nel mentre, quando accade qualcosa che cambia la vita. se si incontra la persona che si amerà per anni - incredibilmente per pochi giorni che si richiameranno nella mente per anni - per quanto di più simile al per sempre. se si compie un gesto che segnerà le scelte successive. se si legge un libro che si utilizzerà come strumento per approcciarsi al mondo come fosse parte della coscienza. se si ascolta una canzone che batterà il tempo involontariamente quando si proverà di nuovo dolore o felicità.

tutte queste circostanze nevralgiche non saranno annunciate da inquadrature strette o illuminazione focalizzante (vivere in un film sarebbe decisamente più semplice), si ritroveranno diluite nel liquido globale dell’esistenza come fossero una sequenza qualsiasi. eppure poi si asciugherano e si alzeranno di piani e diventeranno montagne. a cui ci si appoggerà o da cui si verrà sommersi.

diventano le creste delle impronte digitali.

la masticazione dei calendari

Man Ray Donna nuda con scacchiera 1936 New York collezione privata

l’occasione ci sarebbe - il compleanno - costante a scadenziare il tempo, creata apposta per non trovarsi sepolta dal ghiaccio grevissimo della realizzazione all’improvviso di essere vecchia.

non si invecchia tutto insieme. o forse sì, e nel caso sarebbe pure più confortante, altrimenti al decadimento fisico bisogna anche aggiungere l’appannamento delle capacità di percezione della realtà, laddove non ci si è accorti di un processo degenerativo in essere.

si ammonticchia l’esistenza sopra la pelle e quella si sfascia sotto il peso.

destabilizzante ritrovarsi a considerare in termini romantici come se corrispondesse all’età dell’oro il periodo precedente, quando è inciso fino alle ossa il ricordo di quanto ci si sentisse male, allora, e comunque già vecchie. meno di adesso, concetto che lascia sgomenti nel momento in cui si realizza che pure l’attuale diventerà il termine di paragone positivo appena tra un poco.

non solleva neppure ragionare sul fatto che anche quando si pesava obiettivamente poco ci si vedesse enormi, nel mentre si dialoga con lo specchio. ottimo, vuol dire che sono stata anche a rischio anoressia. non sposta di una riga la carnale abbonanza odierna, solo allunga il curriculum nel capitolo affezioni.

vorrei essere migliore, più intelligente e capace di razionalizzare l’inevitabile, non costringermi a rifare dieci volte le foto tessera se devo rinnovare un documento, non strizzarmi le mani all’appellativo ’signora’

vorrei non essere così dipendete da una faccia liscia. e accondiscentente con me, con questo corpo che in fondo il mestiere suo l’ha fatto - mi guarda a forma di senso di colpa senza neppure più la forza di cercare la luce e la prospettiva meno impietose, un grumo di mortificazione.

occorrerebbe rilasciare la mascella e sorridersi. solo che così le righe si vedono di più.

sentimenti anaolfattivi

Munch - Il bacio

se morissero tutte insieme le donne fallirebbero contemporaneamente i produttori di profumatori per ambienti.

se si inciampa nel patchouli a casa di un uomo lo stesso può professarsi single fino allo spasimo ma si sente ancora la scia femminile nelle stanze e l’unica alternativa ad una fidanzata è una madre opprimente (comunque è un segnale olfattivo di allarme).

dal momento che lui viene giusto a scopare, perchè ha deciso di diffondere piacevoli fragranze edificando un altarino sistemato strategicamente tra il soggiorno e l’ingresso della camera da letto? non si ferma neppure per il caffè e non perchè lei non glielo domandi - questa scusa se l’è preparata apposta per tacitare simili arringhe mentali, visto che perchè non glielo domanda? forse considerando che la frazione di tempo che intercorre tra lo scioglimento dell’incastro post coito e il gesto di infilare il collo nei vestiti è millesimale?

quell’odore dolce la fa sentire patetica e debole, del tutto in contrasto con la prosopopoea è-esattamente-quello-che-voglio con cui provoca apposta le espressioni imprugnite dei suoi amici meno scafati, quelli borghesi, come li considera lei. perchè l’amore è incomprimibile ed ingombrante ed esiste solo per chi si accontenta, per chi si ferma.

sta eliminando la prova del retaggio di femminilità passiva in un cassetto quando le squilla due volte il cellulare (non usa neppure il citofono), neanche una superficie riflettente decente per darsi un occhio fino alla porta - e si secca di nuovo, non ne ho bisogno, ci stiamo usando consapevolmente, è quello che vogliamo - che apre ed accosta, pensando sia più disimpegnato che aspettarlo lì vicino ancora mai si pensasse che lo stesse aspettando.

l’altro entra e la casa resta gelida. ‘cos’è sta puzza?’.

da quanto tempo

Laser tune up, vladimir kush

è buona abitudine utilizzare con grande parsimonia l’avverbio mai. trattenerlo a lungo tra le dita, soppesarlo fino in fondo prima di gettarlo in una propria dichiarazione.

per esempio quando si parla di soggetti in relazione con i quali si considera di non poter entrare neppure sotto tortura. io con uno così ma piuttosto me la muro, tanto per esprimersi con un alato giro di parole.

perchè nel passato si annidano ridacchianti scheletri polposi. perchè almeno un tamarro fa parte del parterre di ciascuno con una certezza quasi scientifica, e il proprio, di risalente incidente di percorso, di insondabile buio della ragione, non è sempre migliore dell’attuale dell’amica che nel presente stai stigmatizzando come rimbambita. certo, c’è l’alibi dell’età, esiste la giovinezza proprio come idonea landa  dove edificare le cazzate, ma a maggior ragione, soprattutto laddove da ragazzini ci si è trattenuti, è invecchiando che si rischia di porre in essere le blasfemie più liriche.

pertanto è onesto ridimensionare lo sdegno e soprattutto centellinare l’esibizione di patenti di astensione assoluta quando si analizza l’istituto del partner improbabile. perchè non sai mai, durante le allegre serate conviviali, chi potrebbe entrare (e riconoscerti) proprio in quel momento nel locale.